Non so chiamarti. I titoli mi vengono sempre alla fine delle cose dei processi delle storie che racconto, per immagini o per testo. Che racconto ai bambini durante un processo di educazione e autoeducazione alla bellezza e allo stupore che dura anche un intero anno scolastico. E così non so dare il titolo a questo che oggi, stamane, è solo un bisogno. Rendere pubbliche le mie tracce di questi anni. Il sito che avevo messo su e pubblicato nel 2002, opere di carta, non è mai stato abitato. Non conoscevo il linguaggio che mi consentiva di entrarci quando potevo volevo sapevo, necessitavo. Così quella casa, nata già con le tubature sgocciolanti, ha continuato a perdere acqua senza che io riuscissi a fare nulla per lei. Troppo complicato. E’ rimasta così in tutti questi anni. Una casa con le porte e le finestre aperte ma in realtà disabitata. Me ne rammarico fino a un certo punto. Forse cercavo quello che alla fine solo in questi mesi ho trovato. Uno spazio in cui abitare in questa dimensione immateriale e affascinante del web. Ma anche complicata pericolosa superficiale. Una superficie che porta all’estremo i nostri tic le nostre nevrosi le parti infantili di noi ma anche quelle serie. E’ serio infatti per me adesso il bisogno di condividere il patrimonio di pensieri e di passi compiuti in questi anni, quasi dieci ormai. Mi sembra di abitare in un luogo deserto. Quello che lancio di qua sono aerei di carta. Forse così posso chiamare il mio blog. E disegnare, o provare a farlo, traiettorie in cielo che vanno verso Nord, l’arte. Verso Sud, la scrittura. Verso Est, la famiglia e gli affetti e verso Ovest, i conseguimenti, gli obiettivi, le storie e le scoperte del mio fare e del nostro: perchè sono diversi anni ormai che immagino storie che riguardano e che si fanno, e che realizzo insieme ad altri con cui condivido una passione, due: l’amore per la bellezza la passione per la letteratura.
Al centro di questa rosa dei venti, di questo aeroporto virtuale, ci sono io e questo gesto nudo semplice vitale. Spostare di pochi centimetri e staccare da me separandomene, ciò che mi è accaduto di fare di pensare di vivere.Saranno pure tre centimetri più in là ma la tua mano che raccoglie quell’aereo caduto può decidersi di lanciarlo ancora una volta. Ne perderò allora le tracce fisiche ma non quelle per cui quell’aereo ho deciso di lanciarlo da qui. Per affidargli altri padri madri sorelle amici. Io da sola non posso dare a ciò che faccio la ragione per cui lo faccio. Sospendere incantare sciogliere il tempo e trasferirlo altrove. Su un foglio di carta tenuto forte con le loro mascelle da queste formiche che sono le parole; da questi segni di matita che sono l’eco delle mie scarpe.
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giovedì 22 settembre 2011

come completare il sole

istruzioni:
sabato 24 settembre 2011

dalle ore 19.00 alle 20.30
Chiesetta Balsamo, via Pozzuolo
Lecce




Germinazioni
in occasione della
VII edizione della Festa dei lettori “Italia-Europa, andata e racconto”
iniziativa promossa dalla Regione Puglia, Assessorato al Mediterraneo,
in collaborazione con l’Associazione Nazionale Presidì del Libro,
con il patrocinio del Comune di Lecce, IV circoscrizione Rudiae – Ferrovia,
e con il sostegno della Provincia di Lecce, Assessorato alla Cultura

presenta

Libri come voliere
jam session di lettori per liberare con le voci le parole chiuse nei libri
[ spazio aperto ai musicisti con incursioni libere ed estemporanee ]




Apriamo le voliere.
Il libro è la gabbia delle parole.

Siete tutti invitati a un’improvvisazione irripetibile attraverso la lettura collettiva e simultanea delle pagine del libro che ognuno sta leggendo, di qualunque lingua sia, per dare vita ad una biblioteca sonora. Portate con voi il desiderio di entrare nella voliera e collaborare alla costruzione di una dimensione sonora di cui nessuno sa l’esito ma ne conosce il motivo: giocare con il libro per vivere una inedita esperienza ed esplorarne creativamente i confini che non ha. La voliera è aperta a tutti i musicisti che vogliano accordare i loro strumenti alle voci dei lettori, in acustica.
p.s. è ammessa ogni genere di lettura: dal ricettario al manuale di matematica, dalla gazzetta dello sport ai libri illustrati, dai fumetti alla costituzione, …
Leggere come atto, aldilà del contenuto. Leggere atto astratto, assoluto, unico. Leggere atto estetico. Leggere per creare suono, esperienza estemporanea, interferenza sonora, happening sonoro. Leggere atto politico.



per informazioni sui presidi
http://www.presidi.org/

()()()
Germinazioni
Associazione Culturale
Presidio del Libro
associata a Libera - associazioni, nomi e numeri contro le mafie
Lecce
email: germinazioni@libero.it
blog: http://germinazioni.blogspot.com

Libri come voliere










Nella voliera più grande che c'è

Non potrò più leggere, ora ne ho la certezza, tutti i libri comprati in questi anni nelle librerie. Quelli scelti per il titolo, alcuni; quelli per le copertine, pochi; quelli cercati dopo un passaparola, un terzo forse. Quelli di cui pensavo avere bisogno e invece neppure ho mai aperto la prima pagina. E sono passati decenni. Adesso che faccio così fatica a leggere un libro, uno solo e solo perché mi piace moltissimo, roba che ci metto dai due mesi a un anno e mezzo, dipende dalla lunghezza, so che per tutti gli altri, tutti quelli che non ho letto nel momento stesso in cui li acquistavo, non ci sarà più un lettore. Sono oltre la metà dei libri che posseggo, forse, orrore, i tre quarti di forse un cinquecento libri. Ne avrò letti al massimo un centinaio. La gran parte dei quali duranti gli anni belli, dagli 8 ai 40. Ma i migliori, invece, li ho letti in questi ultimi anni, dai 40 ai 50, gli indimenticabili. Quelli che mi stanno dentro come dentro possono stare gli amici con cui condividi i dolori più grandi le pene e le fatiche che sembrano non finire più. Quel genere di libro ora leggo, li pesco dai classici, dalle grandi storie dell’Ottocento, dai quei grandi autori, con qualche folgorante eccezione. Li incontro, uno, due, per caso, gli altri me li consiglia una mia amica, libraia fino a Natale, poi dovrà chiudere bottega perché proprio non ce la fa a mandare avanti dopo oltre quindici anni di intensa fine magistrale attività, la sua vita. Le piccole librerie indipendenti sono schiacciate dal mercato delle grandi librerie, dalle catene editoriali dei prodotti globalizzabili e delle promozioni per fasce di acquirenti.
Non si può penso, di questi tempi neppure più parlare di lettori e non si può più nemmeno parlare di libri. Non esiste più qualcuno che si isola col suo libro in mano e nonostante l’immensa proliferazione dei libri, si fa fatica a trovarne uno che ci chiami zitto zitto. Non solo ma nessuno di noi, in questo angolo illusorio di mondo, riuscirà più, come me, a leggere tutto quanto è arrivato a possedere. Una sconfitta grava sulle mie spalle, e sulle tue. Sulle nostre. Abbiamo anche ormai difficoltà a disfarci di quello che possediamo. Lo smaltimento di noi stessi. Eppure dovremmo cominciare subito. Innanzi tutto smettendo di comprare. Che parole impopolari le mie. Avrò tutti contro. Ma sento necessario un gesto con cui cominciare a invertire la rotta. Ti devi prima fermare e poi girare su te stesso. Non si tratta di tornare nel punto da cui si è partiti, quanto invece di capire che ne è stato nel frattempo dei luoghi delle persone delle cose che abbiamo messo da parte come se ci fosse poi un’altra vita in cui utilizzare tutto quello che abbiamo stipato in noi, come se dovessimo affrontare un viaggio interstellare di decine e decine di anni luce.

E’ una smobilitazione ed è il poco quello che mi sembra utile cercare in me. Ma anche il gioco salverei. La capacità di stare insieme a qualcuno condividendo una passione una motivazione un bisogno. Bisogno! Ecco la parola magica che fa vacillare tutto nel momento in cui la pronuncio. Che, di bisogni, noi qui non ce ne abbiamo proprio più. Apparentemente. Io, per esempio, ho bisogno di silenzio per capire qualche cosa di me. E lo cerco nelle Chiese e lo cerco davanti al computer e aprendo Word. Ho bisogno anche di fare spazio, di vuoto ho bisogno, e di tenere questo vuoto vivo per un po’, forse tutto il tempo che mi rimane. Ho bisogno di spogliarmi della mia identità ingombrante e di godere invece della difficoltà di cui sono venuta a capo. Se togliere è stata spesso la mia esigenza, questo togliere è diventato una priorità.

E dunque togliamo di mezzo che mi aspetto che qualcuno mi consigli un libro, non posso sovraccaricare oltre ciò che accade con il suo ritmo nelle mie già difficili giornate passate a fare lo slalom fra i bisogni dei miei figli la cui presenza mi arricchisce smisuratamente. A fare lo slalom fra la pena di sapere un pezzo, l’unico rimasto della mia famiglia di origine, sospeso nelle grandi difficoltà che genera la distanza spaziale quando c’è di mezzo la malattia la vecchiaia la solitudine. A fare lo slalom fra quei pochi impegni che riesco ancora a fare entrare dalla porta principale della mia coscienza. Cosa c’entra dunque la festa dei lettori in una vita così? Anzi, come c’entra se non affratellandosi al cavolo a merenda. Oppure, al contrario, c’entra nella misura in cui la restituiamo al mittente modificandola dall’interno. Io non voglio leggere altri libri. Sono già felice del fatto di riuscire a finire quello che sto leggendo adesso, perché mi piace immensamente e leggerlo mi fa fare un viaggio nel tempo nello spazio e nella mente di un immenso scrittore, e già mi pongo in corso d’opera il problema di aprire qualcuno dei libri che sosta, bistrattato da decine d’anni, fra le file mute dei libri presto abbandonati nella libreria. Un luogo assurdo a pensarci. Che stanno a fare così, e lì. In quella forma privata che li esclude da ogni contaminazione da ogni sguardo altrui. Privandoli di fatto per sempre della possibilità di esistere nella loro forma. Luoghi di reclusione le nostre case: di libri di dischi di vestiti di oggetti di quadri. Prigioni, penitenziari della memoria. Ma la memoria dovrebbe tornare ad essere quella che è stata prima di questo intasamento dovuto alla nascita dell’individuo,un prodotto tutto Novecentesco. Un prodotto, appunto. La memoria dovrebbe consistere nella capacità di stare con gli altri di trasmettere conoscenze affetti solidarietà. E di condividere il tempo nelle varie forme in cui si accede a questa condivisione, anche, soprattutto? attraverso il gioco.

Ecco perché poiché non voglio che nessuno mi consigli un libro, che tanto il tempo per leggerlo è finito, credo sia necessario liberare le pagine del libro senza lasciare alcuna traccia, anzi, cancellandola nel momento stesso in cui si produce. Cominciamo a togliere da subito. Cosa resta allora? Per chi c’è, l’esperienza che non si ripeterà più di una babele di parole tirate fuori da ciascuno da poche pagine lette ad alta voce contemporaneamente a tutti gli altri. La svelta edificazione di una sfera sonora che non esisterà più nel momento stesso in cui cesseremo di leggere tutti insieme. Perché allora questo gesto così inutile? Chiassoso? Non è mai inutile segnalare un malessere mai inutile esprimere il proprio disagio a continuare la vita in questa forma che non nutre più la coscienza. E poi questo incontro di lettori altro non è se non l’incontro di uccelli nella zona di passo. Durante le migrazioni si ritrovano nei bacini dove c’è acqua e cibo. Cantano tutti insieme la loro libertà. E la libertà non è affatto inutile è invece il bene più grande che dobbiamo difendere oggi da una organizzazione sociale che la restringe ogni giorno di più togliendoci i diritti al bene pubblico: la salute l’istruzione l’ambiente: la legge. Io non voglio essere un consumatore ma un fruitore, un cittadino che beneficia di un servizio, quello alla cultura; e di un diritto: quello ad avere la risposta dello Stato al mio bisogno fondamentali: vivere insieme agli altri e magari scolpire l’occasione in cui condividere un bisogno che si trasforma in una giornata irripetibile e che nessuno conserverà se non nel racconto. Stare al centro di una palla di parole che alziamo tutti insieme per un’ora in aria. Un’orchestra di lettori? Sì, un’orchestra di pagine belle da liberare nella voliera più grande che c’è: la nostra Terra errante.

lunedì 14 febbraio 2011


















Da tre venerdì leggo ad alta voce L'eleganza del riccio, di Muriel Barbery, edizioni e/o. Dalle 15.30 alle 17.30. Gruppo lettori Germinazioni, Biblioteca degli aspiranti libronari, CIM, piazzetta Bottazzi, Lecce. Se qualcuno vuole inciampare insieme a noi fra queste pagine.....lo aspettiamo.
Teresa

giovedì 27 gennaio 2011

per le strade di Amsterdam nel 1941

Etty Hillesum in bicicletta
opera di Valentina Sansò, 2009

martedì 30 novembre 2010

il teatro dei nostri incontri



12-15-16-17-19 novembre 2010
Biblioteca Bernardini, Lecce/ Diritti, che storie!

Appuntamento per aspiranti giganti; quattro laboratori per bambini di dieci anni.
Appuntamento per aspiranti Pollicino, un laboratorio per adulti.
Percorsi sulla Carta dei diritti dell'infanzia a cura del Presidio del libro e associazione culturale Germinazioni
Link: http://germinazioni.blogspot.com/2010/11/dalla-mia-macchina-fotografica-sono.html

martedì 9 febbraio 2010

Biblioteche: vietato vietare l’ingresso

Antonella Agnoli è una maniaca. Si aggira fra i libri e le biblioteche e i bibliotecari e i lettori cercando di accordare attraverso l’esercizio dei dettagli, delle migliaia dei minimi comuni denominatori che li uniscono, tutte queste categorie in un’unica esperienza: la lettura. Un’esperienza che trascina tutti i sensi verso un unico obiettivo: partire per un viaggio stando il più fermi possibile. Una bizzarria, una stravaganza, un’utopia, mannò, stiamo parlando della realtà più frequentata abitata e praticata, dall’invenzione della stampa alla metà del 1400 ad oggi, su larga scala. Sono già sei secoli di viaggi fatti stando seduti in tutte le sedie le poltrone i prati i pavimenti le stuoie i tappeti, i letti possibili. Dalle più elementari e disastrate e sporche sedute, ai più ricchi e puliti. Antonella, ti chiamo per nome ora, cura questi viaggi a basso consumo di carboidrati e a bassa emissione di anidride carbonica. E’ una specie di tour operator su scala nazionale e internazione. Della sua consulenza si avvalgono biblioteche e comuni, qui e all’estero, che intendono strutturare o ristrutturare, proporre o fare un restyling al loro pubblico servizio dedicato alla cura alla catalogazione ma soprattutto alla promozione della lettura, del libro. Pubblico servizio dedicato a migliorare il livello culturale no, multiculturale direi, dei loro abitanti, delle comunità di cui sono i promotori gli animatori gli informatori. Almeno per la parte, che non è poca, e per il ruolo, non secondario, che un pubblico amministratore gioca o potrebbe giocare nella vita quotidiana della sua città, dei suoi abitanti. Un ruolo tanto più significativo tanto apparentemente disatteso, trascurato, da chi lo rappresenta. Antonella, che ha lavorato per anni in Biblioteca a Pesaro, credo la sua città natale, dove progettò anni fa la nuova biblioteca, San Giovanni, gira il mondo ormai da libera professionista a visitare le biblioteche, le piazze del sapere come le chiama lei. Perché lo fa? Per continuare a nutrire il suo occhio, superallenato ai dettagli, a cogliere con sempre più precisione scientifica il pulviscolo dei motivi delle ragioni delle scelte che fanno funzionare una Biblioteca a pieno regime e a pieno titolo. Qualche giorno fa la Provincia di Lecce ha offerto gratuitamente per due giorni presso la Biblioteca provinciale, a bibliotecari, studenti, associazioni culturali, semplici curiosi, la possibilità di ascoltarla. Un regalo. Un regalo che però la Provincia non ha fatto a se stessa: non è stata presente se non alla fine, per i saluti, il suo assessore alla cultura, la dottoressa Manca. Ha mancato, eh già, un’unica occasione: vedere toccare gustare ascoltare sentire, attraverso il maniacale controllo degli infiniti aspetti che rendono una biblioteca un luogo vivo, e non un museo, cosa sono i libri nei luoghi, nei comuni, nelle città del mondo che li hanno presi sul serio. Non si scappa: chi prende sul serio i libri prende sul serio i cittadini che attraverso quelli migliorano si evolvono e accedono al loro diritto più grande: la cittadinanza.
Una Biblioteca non è il numero dei libri che possiede: è le scelte manageriali e di marketing insieme al suo sistema di valori, connessi fra loro per renderli fruibili; per toglierli dall’oblio della catalogazione dal silenzio degli scaffali: per renderli visibili. Perché la mano che li prende, da sola, senza il complicato passaggio dall’archivio, prende in mano non un libro ma il suo diritto all’istruzione all’autoformazione allo sviluppo di sé, e soprattutto al piacere al benessere al desiderio e allo svago che ogni libro, anche il peggiore, accende o almeno evoca. Antonella Agnoli fa le pulci a ogni aspetto, per quanto minuscolo apparentemente secondario o di contorno del contorno, che fà si che un luogo non, si chiami, ma funzioni come Biblioteca. Cerca indizi ovunque si promuovono le merci, studia col suo occhio da classificatrice di farfalle le strategie dei centri commerciali, luoghi che facilitano le persone nel compiere una scelta , luoghi che favoriscono la nostra disponibilità a individuare trovare incontrare. Osserva studia analizza ciò che ci rende disponibili a entrare in un viaggio: stando seduti. Nelle Biblioteche pubbliche il viaggio è gratuito. Nemmeno un centesimo a meno di non gradire un caffè il cui odore si sta sprigionando dal Bar strategicamente di fianco alla sala lettura. Con il vantaggio, ad Amsterdam, che la tazzina la puoi poggiare su quella stupefacente poltrona la cui foto, insieme a decine e decine, e decine di altre, Antonella ha mostrato nelle due mattine dedicate all’esplorazione di questo paese di libri; una poltrona ricavata da un tappeto. Ci stava sprofondato uno, gambe in su, che ho scolpito nella testa: è Il Lettore. Un Re nel suo silenzio, saldato fortemente attraverso quel libro a se stesso. Perché ad Amsterdam uno si sceglie il tipo di poltrona sedia, o colore di moquette, che più gli si addice o si addice al libro che ha scelto da un basso scaffale molto colorato, per una alchimia impossibile da ripetere: scelto il suo altrove la sua deriva temporale, la sua temporanea identità. Tutto è possibile anzi, tutto è auspicabile che si faccia e accada nella Biblioteca per una sola buona ragione, disporre un libro a un irripetibile incontro. Come accade poi che in quel libro incontri te stesso, questo è il mistero della scrittura; della Letteratura. Questo mistero ogni Biblioteca custodisce: per svelarlo non per tenerselo per sé. La porta di ogni biblioteca, grande piccola aperta chiusa, di vetro o di legno, scorrevole o a spinta, apre a una stanza segreta. Decine di orecchie di bocche di vite umane si sono incontrare su quelle pagine quelle righe quelle parole quelle storie senza saperlo. Fino a poco tempo fa; poi Antonella ha cominciato a censire i luoghi le sedie le poltrone gli scaffali i lettori i bibliotecari i funzionari gli orari i banconi o l’assenza dei banconi, il tipo di ruote e il tipo di moquette che più si addicono a queste piramidi di incontri. E’ un libro? Che dici. E’ tutto tranne quello.

9 febbraio 2010

domenica 7 febbraio 2010

dare fiato


link:
http://germinazioni.blogspot.com/2010/02/dare-fiato.html

sabato 26 settembre 2009


volume d'acqua

Alvaro è diventato bravo questa estate. Ha imparato a scegliere fra i sassi sulla riva quelli proprio ultrapiatti. E poi li lancia facendoli rimbalzare sull’acqua due tre quattro, cinque volte! E vanno lontano e sembra che quelli si divertono più di lui a vivere quell’avventura: saltare, volare, guadagnare velocità e terreno….all’acqua. Cadere per loro è a quel punto come mangiarsi un gelato dopo un impegno portato a termine, una giusta conclusione. Bravo il sasso e bravo chi l’ha lanciato: e bravo pure il mare che si è prestato al gioco di un bambino. Ecco così vogliamo fare con il libro di Giono, l’uomo che piantava gli alberi. Vogliamo lanciarlo sulla superficie dei Presidi del libro e provare a farlo rimbalzare, una due tre quattro, cinque volte! Bravo lettore! Perché questo libro incarna più di tanti altri, magari più importanti, l’idea che abbiamo del futuro. Che si può solo vivere nel presente, il futuro. Seminandolo. Di comportamenti di modelli di persone, anche immaginarie perché no, che hanno visto in se stessi la persona migliore che oggi stesso e qui, potevano essere. Come il pastore di pecore Elzéard Bouffier. Che ogni giorno, tutti i giorni per vent’anni, portando al pascolo le pecore, camminando faceva cadere ghiande in piccoli buchi che si preoccupava di fare col suo bastone lungo i sentieri. Una foresta ne venne fuori che cambiò l’ecosistema e la storia di quel luogo. Un comportamento che vale la pena far rimbalzare sulla superficie di questa rete di lettori che ogni anno si dà appuntamento l’ultimo sabato del mese di settembre e convocata a ragionare sul tema del futuro; leggimi il futuro è il titolo che è stato fatto circolare in una riunione di luglio. E se vuoi che io ti legga il futuro, quello che vorrei non quello che si sta preparando, allora prendo in mano questo libro, gli hanno fatto l’anno scorso la copertina cartonata e dunque ben si presta a quello che sto per fare, è oltretutto ultrapiatto, è un racconto di trenta pagine, anche se, arricchito dalla materna matita di Simona Mulazzani ne vanta cinquant’uno, e lo lancio dritto. A voi che potreste dedicare un’ora della vostra festa, alla lettura magari in contemporanea con noi, a Lecce in Biblioteca, di questo libro di Giono, e così facendo lasciarlo rimbalzare a Noha a Bari a Trinitapoli. Dove cadrà a quel punto? In tutte quelle orecchie, due ciascuno, che per un giorno per un’ora si fanno zolla e ospitano il seme della parola. E’ un seme davvero questa volta, una ghianda come quella che seminava Elzéard o un seme di carrubo, una antica pianta del Salento la cui bellezza la cui voce la cui ombra per terra si sta perdendo, come quello che vorremmo regalare ai lettori che si uniranno a noi per leggere le trenta pagine di questa storia. E’ piccola ma è gigante il pensiero che l’ha prodotta. Come un seme è piccolo ma è gigante il progetto che contiene e le innumerevoli relazioni che esso può generare. Il futuro esiste solo se adesso io faccio qualcosa per rendere migliore il mondo che abito. Che sia raccogliere una borsa di rifiuti dalla riva del mare o portare da casa con me le borse di plastica in cui mettere la spesa. O leggere ad alta voce grazie a una staffetta di lettori un libro che il mercato dell’editoria destina ai ragazzi. Una fesseria una stupidaggine. Eppure di pratiche come queste, meno che elementari, io non ne vedo nessuna mai. In tanti anni che vado al mare e in altrettanti che faccio la spesa e in tre che celebro la festa dei lettori. Il mondo si cambia partendo da quello che posso fare io adesso. Anche lanciando un libro alla vigilia di una festa, sul mare delle relazioni che la rete dei presidi di per sé genera. Quanti salti farà? Mamma guardami grida Alvaro. Guardami! dico a te.

domenica 28 giugno 2009

mercoledì 24 giugno 2009

Atelier dell’errore come Infermeria della Bellezza

un progetto di Luca Santiago Mora
per la Neuropsichiatria Infantile,
Ausl di Reggio Emilia


Giovedì 25 giugno, ore 18.30
Teatrino” della
Biblioteca Provinciale Bernardini
(ex Convitto Palmieri)

Sul Bestiario
conversazione tra
Luca Santiago Mora, artista
Marco Petroni, critico d’arte
Genuario Belmonte, zoologo

introduce Maria Cucurachi, Germinazioni


L’associazione culturale Germinazioni – Presìdio del Libro di Lecce – apre giovedì 25 giugno alle 18,30 a Lecce un ciclo di appuntamenti e incontri sul tema dell’infanzia con la presentazione del progetto l’“Atelier dell’errore”, laboratorio espressivo nato nel reparto di Neuropsichiatria infantile della Ausl di Reggio Emilia e curato da Luca Santiago Mora.
Il “Teatrino” della Biblioteca Provinciale Bernardini accoglierà per l’occasione lo stesso Mora che presenterà il suo libro “Bestiaro dell’atelier dell’errore”, raccolta dei disegni che i bambini/pazienti hanno immaginato sul tema della bestia, inventandone di nuovi e fantastici: animali provenienti da mondi lontani, mai visti, mai ricordati prima.
Converseranno con lui sul tema del “Bestiario” e sulle sue molteplici significazioni Marco Petroni, critico d’arte e il professore Genuario Belmonte, zoologo dell’Università del Salento. Durante l’incontro, introdotto da Maria Cucurachi per Germinazioni, sarà proiettato il video “Il cammello purpureo di Correggio”, una raccolta di alcune 'lectio magistralis' in cui i bambini stessi descrivono le creature frutto della loro immaginazione e ne svelano i segreti, i nomi, le abitudini, ecc. Attraverso questa esperienza inoltre, si avvia un percorso di indagine alla ricerca del senso, certo mai assoluto, della parola “Bestiario”. Numerosi sono i suoi significati, le sue letture, le sue interpretazioni, i suoi esiti, le sue potenzialità. Altrettanto numerose le discipline che se ne sono occupate e se ne occupano nel tempo. Questo è solo il punto di partenza, ma sono ancora sconosciute le strade che si apriranno di qui in avanti.

L’iniziativa realizzata con la collaborazione dell’Assessorato alla Cultura della Provincia di Lecce, promossa dalla Regione Puglia - Assessorato al Mediterraneo in collaborazione con l’Associazione Presìdi del Libro prepara l’arrivo in città, nel prossimo inverno, degli animali fantastici dell’Atelier dell’Errore.
La mostra vedrà al suo interno laboratori didattici (realizzati con la collaborazione dello stesso Santiago Mora) per i bambini del nostro territorio che potranno così incontrare i bambini autori del bestiario, gli animali fantastici, la biblioteca, i volumi contenuti al suo interno e l’arte intesa come materia prima dell’espressività umana.
Germinazioni, associazione culturale nata in seno al centro Diurno di Lecce, apre così un ciclo di appuntamenti e di occasioni di approfondimento rivolti ai bambini del nostro territorio e a chi ha vicinanza specifica con la loro realtà: la scuola, il loro quotidiano, la famiglia. Il rapporto con l’infanzia, il disagio, la prevenzione e la riabilitazione diverranno temi di un confronto aperto all’arte e alla creatività, ma anche e soprattutto a nuove proposte da parte di tutti i cittadini.

Luca Santiago Mora è nato a Bergamo nel 1964; si occupa di arti visive, fotografia, video e ‘scultura sociale’. Dal 2003 cura, in collaborazione con “L’Indaco onlus”, un laboratorio di pittura (Atelier dell’Errore) per ragazzi dai 7 ai 12 anni all’interno del reparto di Neuropsichiatria Infantile della Ausl di Reggio Emilia. Nel laboratorio si disegnano solo animali, ne nasce così una zoologia sconosciuta, un bestiario fantastico che, negli ultimi due anni, è stato esposto all’ “ArtVerona 2007” (Verona, ottobre 2007) e a “Stupefatti di spazio” (Carpi, maggio 2008). Il progetto “Bestiario” è stato inoltre finalista del concorso “Ossigeno Italiano – l’inventiva in Italia attraverso 45+1 progetti”, indetto dalla rivista “Abitare” ed è contenuto in un prezioso volume pubblicato da Campanotto editore (2007).

domenica 24 maggio 2009

venerdì 22 maggio 2009

la memoria del seme

Questo seme ha una lunga storia. Fu raccolto da un grande bellissimo alto albero fronzuto dalle piccole numerose foglie verdi a zigzag ad Alcalà, in una antica masseria nell’agro di Misterbianco in provincia di Catania. Eravamo, molti anni fa, ospiti felici di quel meraviglioso angolo di Sicilia; dalla nostra finestra vedevamo oltre il tappeto degli alberi di agrumi a dismisura, l’Etna fumare: una apparizione, una divinità. Una montagna vivente.
Quell’albero invece, ci raccontò la proprietaria, veniva dall’Africa. L’aveva portato in tasca in forma di seme un suo parente, un nonno o uno zio, sopravvissuto alla terribile battaglia di El Alamein nel 1942. La stessa a cui aveva partecipato anche mio padre. L’albero che avevo, meraviglioso davanti a me, era l’albero della vita mia, pure. Anche mio padre sopravvisse, fu fatto prigioniero dagli inglesi a Tobruk e tradotto sulla Queen Mary, un celebre piroscafo, prima in Inghilterra a Glasgow, poi in America, in un lungo viaggio attraverso quegli stati che lo portò in Luisiana dove rimase prigioniero, rifiutandosi di raccogliere le patate, fino alla fine della guerra. Nel 1947 conobbe mia madre in treno da Castellana a Bari. Mio padre era in servizio nell’Aeronautica, arma che ha servito tutta la vita, e mia madre studiava musica in Conservatorio. Quell’albero, bellissimo e grande, conteneva anche me. Ho conservato i suoi semi tutti questi anni, almeno una dozzina, a forma di fagiolo lungo, sottile e arcuato. Non so se sono ancora buoni. Credo di sì. I semi sanno dormire a lungo, sanno aspettare tanto prima di annidarsi. Sotto il sole della Sicilia in una piana fertile di cenere. Il Salento è un bel posto, il sole è bello come quello della Sicilia dobbiamo a questo punto solo provare.
Dedico questa semina, questi uccelli che portano il seme, a Giancarlo Siani, un giovane giornalista campano ucciso dalla camorra quindici anni fa credo, il cui scontrino del film ho tenuto per un mese mezzo poggiato sul mio frigorifero e poi ho buttato stremata dalla fatica di non riuscire a tessere dentro di me una storia un momento una occasione in cui ricordarlo, anch’io. Dedico questo seme, e l’albero che verrà, all’Associazione culturale Germinazioni che vorrei tanto con la vendita di queste spillette, domenica per Cortili aperti, portare a far parte dell’associazione Libera, di don Luigi Ciotti. Credo che ognuno di noi possa debba e può provare a fare spazio dentro di sé a una urgenza: collegarsi con le vite di chi ha lottato per conservar la propria voce, poterla spendere a favore di valori fondamentali alla vita: giustizia uguaglianza verità; quella che si manifesta nella coerenza. A favore della dignità, del rispetto che dobbiamo dare a noi stessi e a gli altri esercitando, praticando una virtù di cui siamo sempre più poveri e orfani: l’educazione, il rispetto delle regole che ci tengono insieme nella pace. Un rispetto che dobbiamo anche se non soprattutto a questo pianeta con una immediatezza che non consente più rimandi, rinvii. Dedico questo seme, questo albero che verrà anche a Sandra Carucci che si è tanto spesa dietro le quinte di questa bellissima manifestazione che è Cortili aperti, un lavoro che nessuno vede ma senza il quale non ci sarebbe niente neppure questo seme, queste storie, questo progetto da trasferire. Da scambiare. Impariamo anche questo oggi: a vedere le cose che stanno dietro, a cercare di capire come accade, come è accaduto che noi siamo qui in questo momento. Una catena di debiti di casualità di occasioni. Perché? Lascio galleggiare questo punto interrogativo nello spazio del foglio che resta e mi attacco a quell’uncino come a un paracadute. Da qualche parte atterrerò. Forse nel palmo della mano di trenta persone e grazie a loro insieme al nostro gruppo di lettori, nella rete di Libera. Forse, fra cinquant’anni, nelle fronde di un albero bellissimo che crescerà in un giardino accanto a questo. E dirò a me stessa: dove l’ho già visto? E che sussulto quando tra le foglie ritroverò, appeso a un gambo, lo scontrino del cinema buttato solo qualche giorno fa.

venerdì 8 maggio 2009

Re Mida, quella a destra


ha fatto un'altra bravata. Ieri sera, al termine della riunione, ce l'ha mostrata. Il video che ha montato per la Fiera del libro di Torino. Gilda Melfi glielo aveva chiesto dopo aver visto le immagini nude e crude che aveva portato a Bari per Expolibro, un mese fa, meno. Si riferivano a un momento della nostra festa del lettore, quella che abbiamo organizzato insieme a Mauro Marino, Fondo Verri, il 27 ottobre del 2008. Il tema era Sleggere, sottotitolo: quando un libro non vuole farsi leggere. Intendevamo in quella occasione giocare contro la festa, prendere in giro quella che ai nostri occhi sta cominciando a diventare una istituzione e dunque a perdere il carattere ludico innovativo, creativo, che i primi anni ha rappresentato per noi lettori. Lasciateci stare volevamo dire. Lasciateci in silenzio. Quello che precede il pensiero la scrittura la lettura e l'incontro casuale. E che poi in quelle azioni, si approfondisce, diventa un abisso in cui pascersi, finalmente liberi dalla logica dei fini. Così è nato il filo conduttore di Sleggere. E diverse azioni interattive con il pubblico dei lettori abbiamo immaginato e realizzato: la manipolazione di un libro uscito male dalla tipografia, quello di poesie di Gioia Perrone, il ritorno dell'Ofisauro, ciao Gioia, poi la raccolta di dediche ai lettori, poi la mostra dei libri di Gioia fatti saltare in aria dalla manipolazione e dal gioco, poi il videocensimento delle letture interrotte. Vale a proposito perchè non ne fai un breve trailer da mettere sul blog di germinazioni? Per l'occasione era stata allestita una piccola stanza nell'ex Conservatorio di Sant'Anna a disposizione di chi intendeva lasciare la sua videotestimonianza di lettore fallito e duramente quanto inutilmente messo alla prova. Poteva indosare se intendeva, una corona a scelta fra tre, nobilmente appoggiate su cuscini di velluto e sottrasi se intendeva, allo sguardo frontale della telecamera, e dei posteri, coprendo parte del viso con una mascherina a scelta fra decine tutte diverse e frutto, sorprendente, emozionante, significativo, di un laboratorio condotto da Valentina mesi prima al Cim, nelle ore della riabilitazione. Una sedia confortevole, da regista ma bianca, stava in attesa davanti alla telecamera, fissa, poggiata su un cavalletto: un'imbuto dentro cui lanciare, senza far male a nessuno e nemeno a lui, il libro. Ebbene, udite udite, da qualche giorno quei venticinque trenta nuinuti di registrazione, sono un video. Con colonna sonora scelta delle immagini dei tempi delle sequenze. Mi è sembrato bellissimo. Una soprpresa e un regalo che ho ricevuto senza che me lo aspettassi. Male. No, bene! Perchè è bello non aspettarti niente, e poi trovarti davanti a un dono così. C'è dentro per me che conosco la sua storia e la nostra nel punto in cui convergono, un condensato di chi siamo. Come il latte in polvere. Solo se lo sciogli nell'acqua si fa. Anche il video solo se lo vedi, tu spettatore lettore, spettatore mamma, spettatore manager, spettatore spettatore, si scioglie: il suo racconto nel tuo. Perchè è il nostro amore per i racconti, per le storie, a farci muovere pazzamente spesso ormai, su queste scacchiere vecchie e nuovo che sono le narrazioni, quelle che troviamo nei libri e quelle che produciamo noi. Abbiamo fame di racconti. Una fame bulimica. Lo diceva molti, ormai troppi anni fa, Italo Calvino, quando concludendo l'introduzione alle città invisibili faceva dire a Kublai Kan, solo i tuoi racconti Marco mi aiutano a incantare la paura della morte. Forse stiamo alzando un muro così grande, e così rapidamente che la morte è invece già in questa sovrabbondanza sovrapproduzione di storie. Ma se è così ci conviene giocare il tutto per tutto e scalare il muro, non più girare a vuoto fra quei miliardi di corridoi. Re Mida, la nostra, la mia, cara e preziosa Valentina lo sa. Se tanta bellezza riesce a tirare fuori dal suo cervello dalle sue mani è perchè si ostina con una volontà che è fra le sue due qualità fondamentali a non perdersi d'animo nella ricerca della verità del senso. Quella ricerca costante, mettere significati, portarli restituirli ripararli, è la ricchezza della sua vita fra le nostre vite. Amica cara ti voglio bene e sono onorata di essere qui in questo viaggio sulla Terra insieme a te nella stessa astronave. E sì perchè sulla Terra noi ci arriviamo sempre da fuori. Gli extraterrestri siamo noi.
la fotografia risale a ottobre del 2007. la sensibilissima e amabile daniela zedda, una superfotografa di scrittori artisti musicisti, ci onorò a cagliari durante il forum del libro a cui eravamo stati invitati, di alcuni suoi scatti. certo che come exterrestri non siamo molto convincenti, quelle antenne verdi che non si vedono, quella gelatina che dovrebbe debordare dalle guancie e soprattutto gli altri tre occhi...

martedì 10 marzo 2009